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L’impatto sociale, come deve essere misurato, cosa si dovrebbe fare e quali vantaggi può comportare per le aziende, per le persone e per la collettività

Resoconto della III^ sessione di approfondimento del programma A+Forum 2024 | 27 settembre 2024 | Autore Nicolò Zandoli – Turtle S.r.l

La resilienza delle imprese nella transizione 5.0

In preparazione del IV approfondimento del ciclo di incontri 2024 sul tema della Sostenibilità, Marco Bandiera e Nicolò Pascale Guidotti Magnani, associati di A+network hanno raccolto da WEB alcuni spunti utili ad aprire il confronto.

L’impatto ambientale e l’efficientamento energetico, come deve essere affrontato perché sia un vantaggio competitivo e non un costo

Resoconto della II^ sessione di approfondimento del programma A+Forum 2024 | 15 luglio 2024 | Autore Nicolò Zandoli – Turtle S.r.l

Il piano 5.0 secondo la vision europea e le politiche nazionali che prevedono importanti investimenti e l’uso dei fondi europei per spingere la transizione

Resoconto della I^ sessione di approfondimento del programma A+Forum 2024 | 7 giugno 2024 | Autore Nicolò Zandoli – Turtle S.r.l

Etica e Intelligenza artificiale

L’intervento di Padre Bertuzzi OP affronta le questioni etiche fondamentali poste dall’avanzamento dell’intelligenza artificiale, oggi capace di imitare e sostituire alcune attività cognitive e decisionali dell’essere umano. Il nucleo della riflessione riguarda il rapporto tra verità, libertà e responsabilità: fino a che punto l’AI può essere utilizzata come strumento per ampliare conoscenze e possibilità operative, e fino a che punto rischia invece di condizionarci, limitando la nostra autonomia decisionale? La crescente difficoltà nel distinguere linguaggi e ragionamenti umani da quelli generati artificialmente solleva interrogativi sulla capacità di discernere il vero dal falso, soprattutto in una cultura dominata dalla statistica, che misura le opinioni ma non garantisce la verità.

Padre Bertuzzi richiama inoltre l’attenzione sul rischio di attribuire all’AI forme di autodeterminazione incompatibili con la natura dello strumento: la tecnologia amplia la nostra libertà operativa, ma non può sostituirsi alla responsabilità morale dell’uomo. La tentazione di progettare robot dotati di autocoscienza e libero arbitrio pone domande radicali sulla natura della libertà e sull’origine divina di tale dono. L’intervento invita dunque a un discernimento prudente e consapevole: l’AI non è né buona né cattiva, ma non è neutrale, e il suo valore dipende dall’uso umano. Per questo è necessario interrogarsi fin da ora sulle condizioni etiche che devono guidare lo sviluppo di sistemi sempre più potenti, affinché servano l’uomo senza sostituirne la coscienza, preservando la dignità della persona e l’armonia con la natura.

AI. Competenze dell’operatore e controllo degli output

L’articolo riporta le riflessioni emerse in un incontro tenutosi in Margotta sulle prime esperienze d’uso di ChatGPT-Open. Dalla discussione emerge con chiarezza che la qualità e l’utilità delle risposte dipendono in modo decisivo dalle competenze dell’operatore e da come vengono formulate le domande: quesiti generici generano output generici, mentre richieste ricche di dettagli, poste da chi conosce bene la materia, portano a risultati più pertinenti. Il dialogo uomo–AI viene descritto come un processo iterativo di domande e risposte sempre più raffinate, in cui l’esperienza dell’operatore si confronta con il patrimonio informativo del sistema, fino a una soluzione finale che può essere accettata integralmente o modificata dall’uomo. L’autore sottolinea che contano non solo le “differenze” tra le due competenze, ma il loro valore assoluto e la loro eterogeneità, perché solo basi culturali diverse possono produrre un vero avanzamento di conoscenza. Dopo un parallelo con l’AI dei giochi, il testo affronta il nodo di fondo: l’Intelligenza Artificiale è ancora uno strumento umano o qualcosa di radicalmente nuovo? Pur riconoscendole caratteristiche straordinarie (apprendimento rapidissimo, capacità quasi illimitata di memorizzazione, utilizzo da parte di molti, capacità deduttive e induttive), l’autore conclude che l’AI resta “inerte”: tutto ciò che sa dipende da informazioni fornite da persone e le manca la capacità di intuizione. Per questo, seppur potentissima, l’AI rimane un sofisticato strumento al servizio dell’uomo.

AI nella sanità: l’esperienza del San Raffaele nella modellazione virtuale della sala operatoria, i vincoli normativi a salvaguardia della salute e della privacy

L’incontro del programma A+Forum 2025 ha approfondito il ruolo dell’Intelligenza Artificiale nella sanità, analizzandone le applicazioni cliniche e il complesso quadro normativo che ne regola l’adozione. Il dialogo tra i professori Marco Vitale e Carlo Tacchetti dell’Università Vita-Salute San Raffaele e l’avvocato Roberto Sammarchi ha evidenziato come l’IA stia già trasformando la pratica clinica, soprattutto nella diagnostica per immagini, nella pianificazione chirurgica e nella medicina di precisione. Vitale ha illustrato il valore dei gemelli digitali, del training chirurgico avanzato e dell’integrazione tra anatomia, imaging e modelli predittivi. Tacchetti ha mostrato come l’IA possa migliorare la stratificazione dei pazienti e guidare decisioni cliniche più efficaci, presentando progetti del San Raffaele basati su pipeline rigorose, explainability e validazione esterna, con risultati rilevanti in ambito oncologico e cardiologico. Sammarchi ha approfondito le sfide normative legate all’AI Act e alla legge italiana sull’IA, il regime dei rischi e delle sanzioni, la qualità dei dati e la necessità di trasparenza nei sistemi “black box”, sottolineando il ruolo centrale degli standard tecnici e della supervisione umana. L’incontro ha mostrato come l’IA, se inserita in un contesto di formazione, governance dei dati e compliance, rappresenti un fattore strategico per migliorare accuratezza diagnostica, sicurezza dei pazienti e capacità terapeutica, aprendo la strada a una medicina sempre più personalizzata e responsabile.

AI nell’educazione e nella formazione

La quarta sessione del programma A+Forum 2025 ha esplorato come integrare l’IA nei processi educativi, tra opportunità e rischi. Lo studio MIT mostra che con i LLM si scrive più in fretta (−60%) ma con testi più omologati, minore attivazione cerebrale, memoria e senso di proprietà: un “debito cognitivo” da governare. Il rapporto Ambrosetti chiede una “via italiana” all’AI-learning, evidenziando un forte gap di competenze digitali e STEM, criticità di scuola, docenti e infrastrutture, e la necessità di life-long learning. L’IA può abilitare iper-personalizzazione, inclusione e tutela dei dati, ma servono strategia nazionale, investimenti e partenariati, anche con un fascicolo elettronico delle competenze. Le testimonianze convergono: per Qatipi conta cambiare mentalità e valorizzare il talento accettando l’errore; per Ugolini l’uso acritico dell’IA rischia passività e memoria superficiale, perciò resta centrale la relazione educativa. Bianchini mostra che l’IA amplia le conoscenze ma richiede fatica e pensiero critico, spostando il ruolo dal “dare risposte” al “porre domande”. Il caso ILLUMIA conferma un’adozione responsabile: formazione diffusa, sicurezza dei dati, data lake e applicazioni pratiche, con l’IA vista come leva per valorizzare le persone.

AI e capitale umano

La terza sessione del programma A+Forum 2025 ha approfondito l’interazione tra Intelligenza Artificiale (IA) e capitale umano, evidenziando come l’innovazione tecnologica debba mantenere al centro la persona. Sandro Cacciamani ha presentato il progetto SPUIA, sviluppato da EX MACHINA Italia per l’Università di Modena e Reggio Emilia, che utilizza l’IA generativa per ottimizzare l’incontro tra offerta formativa e domanda lavorativa tramite matching semantico tra syllabus e annunci di lavoro. Il sistema consente una valorizzazione dei corsi universitari e una maggiore comprensione da parte delle imprese.
Silvio Varagnolo ha illustrato la metodologia Beaconforce, che misura l’engagement dei lavoratori attraverso un’app che raccoglie feedback quotidiani, restituendo dashboard personalizzate. L’obiettivo è rilevare segnali di malessere e migliorare l’ambiente organizzativo, valorizzando la motivazione intrinseca.
Arianna Conca, di Chiesi Group, ha posto l’attenzione sull’importanza dell’ascolto attivo, della cultura aziendale e del benessere organizzativo, sottolineando come l’IA possa liberare tempo per relazioni più autentiche e supportare la strategia HR, nel rispetto dei valori aziendali e dell’inclusività.
Infine, l’avv. Roberto Sammarchi ha trattato le implicazioni normative dell’IA, criticando l’abbandono del principio di neutralità tecnologica nei recenti regolamenti europei e italiani. Ha evidenziato la necessità di una governance chiara, della supervisione umana (“human envelope”) nei processi automatizzati e dell’adozione di un’alfabetizzazione critica nell’uso degli strumenti IA.
Cncludendo il successo dell’innovazione passa dalla sinergia tra tecnologia, capitale umano e strategia organizzativa, con un ruolo centrale per le Risorse Umane nel guidare il cambiamento in modo etico, inclusivo e sostenibile.

AI nell’industria: applicazioni e analisi di casi concreti nei processi industriali

In questa sessione di approfondimento A+network ha esplorato l’applicazione dell’intelligenza artificiale (IA) in ambito industriale, evidenziandone il potenziale come strumento per valorizzare le competenze umane e migliorare l’efficienza produttiva.
Gianluca Di Francesco (Opseed) ha presentato un caso concreto di IA collaborativa a supporto degli operatori, in cui un sistema basato su chatbot e apprendimento contestuale guida l’intervento in produzione, riducendo i fermi macchina e aumentando produttività e sostenibilità. Il progetto risponde a due sfide chiave del manifatturiero: l’alto costo del lavoro specializzato in Europa e la carenza di operatori tecnici qualificati. L’IA diventa quindi un ponte tra generazioni, strutturando e diffondendo la conoscenza operativa in tempo reale.
Francesco Salizzoni (WAILD) ha approfondito l’integrazione tra IA e tecnologie immersive (XR), proponendo una visione centrata sull’operatore resiliente. Ha introdotto il concetto di “conversazioni di valore” tra uomo e assistenti digitali intelligenti, capaci di offrire supporto personalizzato e contestuale. Citando esempi concreti e trend tecnologici, ha ipotizzato una futura convergenza tra IA, XR e simulazione in piattaforme integrate per l’industria.
Stefano Grillenzoni (AMMAGAMMA) ha raccontato l’evoluzione dell’azienda, nata per risolvere problemi complessi tramite matematica applicata e ora centro di eccellenza IA di Accenture. Ha illustrato numerosi progetti realizzati nei settori industriale, logistico e finanziario, sottolineando l’importanza dell’IA per automatizzare analisi complesse, ottimizzare processi e anticipare scenari. Ha inoltre discusso le prospettive dell’IA Generale, affermando che, pur lontana, la sfida maggiore resta la modellazione degli eventi rari e complessi della realtà.
In conclusione, tutti i relatori hanno sottolineato che il vero valore dell’IA risiede non solo nell’efficienza tecnica, ma nella sua capacità di trasformare i modelli organizzativi e culturali, restituendo centralità alla persona, promuovendo la condivisione della conoscenza e abilitando nuove forme di collaborazione tra uomo e macchina.

AI nella storia e nel futuro

Dalla storia dell’AI per arrivare all’attualità, attraversando l’evoluzione dai primi algoritmi predittivi fino all’intelligenza generativa e all’ipotesi di una futura intelligenza generale, nonché gli aspetti normativi, le responsabilità connesse e le misure di sostegno disponibili per le imprese.
Il Prof. Enrico Supino (Università di Bologna) ha aperto la sessione ripercorrendo l’evoluzione storica dell’intelligenza artificiale (IA), dai concetti fondativi di Turing agli attuali modelli generativi basati su reti neurali profonde (LLM), come ChatGPT. Ha evidenziato il crescente impatto dell’IA a partire dal 2022, sottolineandone le potenzialità, ma anche i rischi, soprattutto in assenza di una formazione adeguata da parte degli utenti. L’IA, pur simulando comportamenti intelligenti, non possiede comprensione, creatività o consapevolezza: la sua “intelligenza” si limita a prevedere e classificare, attraverso elaborazioni probabilistiche. Supino ha evidenziato la necessità di sviluppare competenze critiche per un utilizzo consapevole di questi strumenti.
Padre Francesco Compagnoni ha affrontato il tema etico, sottolineando come l’adozione dell’IA imponga una riflessione profonda sui fini dell’azione umana, sulla dignità della persona e sulla necessità di distinguere il livello giuridico da quello morale. Ha richiamato la tradizione filosofico-giuridica occidentale, proponendo un’etica fondata sulla responsabilità, sulla virtù e sulla ricerca del bene comune, ribadendo che i mezzi tecnologici non devono mai sovrastare i fini umani.
L’Avv. Roberto Sammarchi ha poi illustrato il quadro normativo, centrato sull’AI Act europeo e sulle difficoltà interpretative legate alla definizione stessa di IA. Ha richiamato l’importanza del “soggetto” responsabile — il timoniere, nella metafora cibernetica — e la necessità di competenze elevate per orientarsi tra regolamenti, incentivi e rischi legati a privacy e cybersecurity. Ha sottolineato tre pilastri per una governance efficace: accesso mirato ai fondi pubblici, formazione strutturata, e sviluppo di una consapevolezza critica diffusa.
Nel complesso, la sessione ha offerto una visione articolata dell’IA come fenomeno tecnologico, sociale e normativo. La sua diffusione, ormai pervasiva, richiede un approccio multidisciplinare, basato su conoscenza, responsabilità e valori umani. L’IA non è da temere né idolatrare, ma da governare consapevolmente, ricordando che l’uomo ne resta sempre il custode e responsabile ultimo.

Il dialogo infinito – Dai Filosofi Greci all’Intelligenza Artificiale

Oggi si parla frequentemente di “prompt”, ovvero quelle frasi o istruzioni che utilizziamo per interagire con l’intelligenza artificiale: domande, comandi o richieste che definiscono il comportamento di sistemi avanzati come ChatGPT. Sebbene sembri un concetto recente, l’uso di domande precise per esplorare temi o stimolare riflessioni profonde ha radici antiche nella filosofia greca, specialmente nella pratica nota come dialettica. Si propone qui un parallelo tra i moderni prompt e l’antica arte del dialogo filosofico, suggerendo come una riflessione sul passato possa migliorare la nostra capacità di interagire con le tecnologie attuali.