Contributo al programma A+Forum 2025 – AI 2025: Innovazione, Sfide e Opportunità per le Imprese | 11 novembre 2025 | Autore Tomaso Freddi – Margotta S.r.l.
Nell’incontro che si è tenuto recentemente in Margotta tra amici e collaboratori abbiamo voluto approfondire e scambiare opinioni sulle prime esperienze avute utilizzando CHATGPT-OPEN. Tuti i presenti hanno evidenziato quanto le competenze dell’operatore incidano nelle risposte del sistema e di quanto esse siano determinanti per effettuare un efficace controllo sugli output da esso generati, specie se questi sono legati ad azioni operative di un processo.
E’ apparso evidente a tutti gli operatori presenti che le modalità con cui vengono poste le domande influisce profondamente sulle risposte e che domande generiche provocano risposte altrettanto generiche. Una conferma ulteriore, valida anche nell’ambito di questi sofisticati sistemi, della vecchia regola secondo la quale “ogni domanda ha la risposta che si merita”. Ne segue che più le competenze dell’operatore sulla materia oggetto della domanda sono alte, più sono precise e pertinenti le risposte, più ricche di particolari sono le richieste, più l’output del sistema risulta aderente alle effettive esigenze dell’operatore.
In pratica, l’attività di controllo che svolge l’operatore non è altro che il confronto tra la sua esperienza personale, l’insieme informativo di cui è in possesso, e il sistema informativo dell’AI, tra due competenze che devono trovare una risposta comune. Se ciò non avviene l’operatore deve intervenire “manualmente” per il risultato di cui ha bisogno con una successiva domanda, più particolareggiata.
Bisogna considerare che le domande non avvengono mai in un’unica tornata, di una domanda e una risposta, ma si susseguono in modo sempre più preciso. Ad una prima risposta ancora piuttosto generica l’operatore pone al sistema una seconda domanda più particolareggiata, ottenendo una conseguente risposta aderente alla nuova domanda. Le domande si susseguono così più volte fino a che uno dei due attori, l’operatore e il sistema, ritengono di aver raggiunto una soluzione finale non più migliorabile.
Il risultato finale di questo ripetuto confronto tra due competenze di diversa formazione, quella dell’operatore durante la sua vita, quella del sistema durante l’allenamento iniziale e poi durante le domande di molti operatori, può terminare in due modi diversi e dar luogo di conseguenza a due azioni diverse. Con la vittoria dell’operatore, che verificando l’ultima risposta del sistema non la ritiene sufficientemente approfondita (pur essendogli stata molto utile per il perfezionamento della sua conclusione) e che con le dovute modifiche manuali procede all’azione, oppure con la vittoria del sistema la cui soluzione viene integralmente accettata e diventa operativa.
La procedura indicata, anche nel caso sia accettato integralmente il testo finale del sistema, non contraddice la necessità di una elevata competenza dell’operatore. Infatti, non è solo in gioco la differenza delle competenze tra operatore e sistema ma il valore assoluto di entrambe. In pratica la successione delle domande sempre di più approfondite mette a confronto le competenze dell’operatore con quelle del sistema, che poi corrispondono alle competenze della comunità di persone che lo hanno istruito sia nella fase iniziale di addestramento che nelle successive domande che nel tempo si sono succedute. La differenza di cultura dei due soggetti che si confrontano mette in evidenza che, ai fini della ricerca una verità sul tema delle domande (verità non assolute ma migliorative), deve essere ampia e frutto di esperienze diverse. Se le competenze in gioco derivassero da basi comuni, il risultato del confronto non potrebbe essere che modesto.
Una notazione che mi sembra interessante rilevare e che accomuna l’AI cosiddetta “generativa” a quella operativa dei giochi (a scacchi o simili) è che ad ogni mossa del gioco si ripete la medesima situazione che ho descritto a proposito delle successive domande della “generativa”. La differenza rimane solo quella dell’automatismo attuativo della mossa senza un controllo umano del giocatore avversario.
Alla luce di queste considerazioni c’è infine da chiedersi: dobbiamo ancora classificare l’AI come nuovo strumento, seppur particolarmente dotato, ma sempre a disposizione dell’uomo, oppure qualcosa di diverso, qualcosa di mai esistito, apportatore di funzioni non più classificabili come il risultato dell’azione umana.
Per definizione, uno strumento è una costruzione umana alla quale possono aver lavorato uno o più soggetti che può essere usata da uno o più uomini per creare altre costruzioni. Certamente l’AI è uno strumento più potente rispetto agli altri che nel tempo l’uomo ha avuto a disposizione. Quali le caratteristiche che lo rendono diverso, anzi molto diverso:
- è in continua trasformazione perché una comunità di uomini continuano ad arricchirlo di informazioni e di esperienza,
- esegue e impara in tempi infinitesimi, praticamente istantanei,
- ha una capacità di assorbimento di nuove informazioni praticamente infinita,
- può essere usato da una quantità di utenti, singoli o in comunità senza limiti,
- può insegnare quello che sa agli uomini in forme e linguaggi diversi,
- può acquisire conoscenza attraverso un processo di “deduzione” e di “induzione” guidati dall’uomo,
- ecc….,
Ma allora è ancora uno strumento? Sì, perché è “inerte”, come tutti gli altri strumenti del passato. Uso questa parola perché tutto ciò che sa e produce deriva da ciò che un uomo singolo o una comunità di uomini gli ha comunicato.
La conoscenza per deduzione e per induzione non devono trarre in inganno. Se A=B e B=C è capace di dedurre che A=C. Per ricorrere ad un esempio tradizionale, se non ci sono altri dati sperimentali e nuovi è capace di scoprire un elemento nuovo nella tavola del Mendeleiev. Per quanto riguarda la conoscenza per induzione basta considerare che essa è nella sostanza la capacità di interpretare dati statistici che è senz’altro in grado di elaborare. Se una serie di dati sono statisticamente ricorrenti, per induzione corrispondono alla verità. Ma, proprio perché “inerte”, non produce conoscenza per intuizione. …“elementare Watson” non è una sua proprietà, è un’espressione a lei sconosciuta.
Per tutto questo, la risposta continua ad essere: Sì, l’AI è ancora uno strumento, straordinario, ma ancora uno strumento.
