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Etica e Intelligenza artificiale

Contributo al programma A+Forum 2025 – AI 2025: Innovazione, Sfide e Opportunità per le Imprese | 11 novembre 2025 | Autore Padre Giovanni Bertuzzi OP – Direttore Centro San Domenico

L’etica riguarda la libertà e la responsabilità dell’agire umano. Ora, il progresso della tecnica, che di per sé è destinata a migliorare le condizioni e le prestazioni della vita umana, ha raggiunto oggi con l’intelligenza artificiale un tale grado di sviluppo e perfezione,  da imitare e sostituire le nostre stesse attività cognitive, e le nostre capacità decisionali. Questo solleva alcuni  gravi e delicati problemi: fino a che punto possiamo usare l’intelligenza artificiale come strumento per migliorare le nostre conoscenze e le nostre scelte, e fino a che punto invece siamo da essa condizionati nella nostra libertà di agire?  Come possiamo distinguere i ragionamenti e i linguaggi che sono frutto di una produzione umana da quelli che sono prodotti dall’intelligenza artificiale? E’ possibile,p oi,  prevedere la realizzazione di robots autocoscienti  e responsabili?

A questi e ad altri problemi etici, legati all’intelligenza artificiali, siamo chiamati a rispondere già da adesso, e più ancora nel prossimo futuro.  

 L’AI e il discernimento etico

      L’AI, nei suoi progressi e nelle sue cresciute possibilità, pone,allora, due ordini distinti di problemi etici: quelli relativi alla possibilità di distinguere  il vero dal falso, e quelli che riguardano la nostra libertà

      Siamo infatti chiamati a rispondere di quello che pensiamo e diciamo, se  corrisponde o meno al vero, ma siamo anche responsabili della verità di quello che facciamo dire o fare all’AI? La disciplina scientifica oggi dominante è la statistica, che ci permette di monitorare la realtà e di prevedere il futuro, ed è sempre più dipendente dall’AI. Ma fino a che punto il sapere che l’80% di una popolazione ritiene che una informazione sia vera, ci garantisce che essa corrisponda effettivamente alla realtà? Le statistiche ci fanno vivere nel mondo delle opinioni, non delle verità incontrovertibili. Ma la ricerca della verità non si accontenta di una semplice probabilità statistica.

      Inoltre, oggi è scientifico, ovverossia vero, ciò che è riproducibile sperimentalmente dall’uomo; e in questo l’AI permette di simulare la realtà con modelli sempre più perfezionati. Ma i perfezionamenti dell’AI giungono al punto da rendere sempre più “indecidibile” distinguere il linguaggio artificiale da quello naturale, e riconoscere se un comunicato ha come soggetto un essere umano o una macchina.

      E per quanto riguarda la libertà, è vero che la tecnologia e l’AI ci hanno reso sempre più liberi nelle nostre scelte e ci offrono una vastità e varietà sempre maggiore di possibilità operative, ma il loro potere non è illimitato ed esse non sono direttamente responsabili dell’uso che ne facciamo e delle scelte che, attraverso di loro, possiamo compiere. Diceva Francesco Bacone, il quale è all’origine della nascita della scienza moderna:”Per dominare la natura dobbiamo obbedirle”. E in effetti, se con la tecnologia possiamo superare i limiti della natura, dobbiamo prima conoscerne le leggi, imitare il suo funzionamento, riprodurre e accrescere  le sue potenzialità, e agire in armonia con essa. Altrimenti, come possiamo oggi ben constatare, corriamo il rischio di distruggerla e di distruggere con lei anche noi stessi.

      Si dice che: “l’intelligenza artificiale non è ne buona ne cattiva, ma non è neutrale”. E in effetti, ciò che rende buona o cattiva questa grande risorsa che abbiamo a disposizione è l’uso che ne facciamo. L’AI non ha altro scopo che quello di migliorare e moltiplicare le proprie prestazioni, simulando sempre più da vicino i comportamenti umani e sostituendosi ad essi; ma chiediamoci: dobbiamo concedere ad essa la libertà di decidere autonomamente che cosa fare delle capacità che noi le abbiamo conferito. Possiamo dotare i robots di quel  libero arbitrio che noi abbiamo ricevuto da Dio? Sembra che per adesso questo non sia possibile (e per molti che questo non sarà mai possibile), ma se lo fosse o se questo potesse esserlo in un futuro più o meno vicino, dobbiamo chiederci se sia opportuno che un robot venga dotato di autocoscienza e di capacità di decidere autonomamente che cosa fare o non fare, e in conseguenza di distinguere il bene dal male.

       Dovremmo  decidere, se attribuire al robot quel libero arbitrio che l’uomo ha ricevuto da Dio, quando lo ha creato a sua immagine e somiglianza. Dovremmo pensarci bene, visto il cattivo uso della libertà che ne abbiamo fatto e che ne stiamo facendo nella nostra vita e nella storia.