AI nell’educazione e nella formazione

La quarta sessione del programma A+Forum 2025 ha esplorato come integrare l’IA nei processi educativi, tra opportunità e rischi. Lo studio MIT mostra che con i LLM si scrive più in fretta (−60%) ma con testi più omologati, minore attivazione cerebrale, memoria e senso di proprietà: un “debito cognitivo” da governare. Il rapporto Ambrosetti chiede una “via italiana” all’AI-learning, evidenziando un forte gap di competenze digitali e STEM, criticità di scuola, docenti e infrastrutture, e la necessità di life-long learning. L’IA può abilitare iper-personalizzazione, inclusione e tutela dei dati, ma servono strategia nazionale, investimenti e partenariati, anche con un fascicolo elettronico delle competenze. Le testimonianze convergono: per Qatipi conta cambiare mentalità e valorizzare il talento accettando l’errore; per Ugolini l’uso acritico dell’IA rischia passività e memoria superficiale, perciò resta centrale la relazione educativa. Bianchini mostra che l’IA amplia le conoscenze ma richiede fatica e pensiero critico, spostando il ruolo dal “dare risposte” al “porre domande”. Il caso ILLUMIA conferma un’adozione responsabile: formazione diffusa, sicurezza dei dati, data lake e applicazioni pratiche, con l’IA vista come leva per valorizzare le persone.